Wide Group, il broker insurtech con una doppia anima
Vincitore della categoria “il Broker più innovativo” agli Insurtech Awards 2020, Wide Group punta sulla tecnologia a supporto degli intermediari assicurativi. Dal 2016, ha fatto crescere un network che oggi vale 100 milioni di euro in premi.

Gerardo Di Francesco, fondatore e managing partner di Wide Group, ha una visione delle tecnologie e dell’insurance molto precisa, a tratti controintuitiva rispetto al comune storytelling del mondo insurtech in cui il software si mangerà tutto, per citare un celebre venture capitalist.
Si mangerà, per esempio, il lavoro dei broker secondo molti, sostituendo il loro contributo con chatbot e vari tool di intelligenza artificiale capaci di automatizzare, e sterilizzare, alcuni processi dell’onboarding assicurativo, così come del claim management. Non così la pensa Wide Group.
“Wide è una insurtech nata a ottobre 2016 – racconta Gerardo Di Francesco – ed è nata concentrandosi sulla digital trasformation dell’intermediazione assicurativa. Fa analisi di processo, applica una tecnologia che viene chiamata RPA – robotic process automation – e un linguaggio di programmazione chiamato Ruby on Rails per automatizzare il lavoro del broker. La nostra infrastruttura è completamente in cloud. Tutto il software lo sviluppiamo noi, internamente, non esternalizziamo nessuna parte. Adesso ci stiamo concentrando molto con le attività di R&D su UX e customer journey, stiamo applicando metodologie scientifiche alla User Experience per migliorarla ulteriormente e stiamo anche lavorando molto su tutti i temi di connessione con l’ecosistema, con altri player, con tutte le tecnologie che riusciamo a mettere a terra, per favorire il dialogo machine2machine”.
Questa è l’anima ‘tech’ di Wide Group, che è naturalmente sinergica al modello di business.
“Siamo una società b2b2c che cresce prevalentemente tramite aggregazione, cioè ai broker più piccolini noi proponiamo un pacchetto tecnologico chiavi in mano e di entrare nel network di Wide Group, da ottobre 2016 sono entrati tanti, tanti colleghi. Noi abbiamo iniziato senza finanziamenti esterni, non abbiamo preso soldi da nessuno, banche o investitori, e in 4 anni siamo arrivati a 100mln di euro di raccolta premi, che corrispondono a circa 60mila contratti. Siamo stati fortunati ma anche bravi, penso che possiamo considerarci tra le insurtech italiane di maggior successo a livello di kpi numerici”.
Nel nostro Paese l’ecosistema insurtech è ancora piuttosto piccolo e poco competitivo, l’Osservatorio Fintech e Insurtech del PoliMi, ha contato circa 35 startup, e di queste la fetta maggiore va appunto in ambito distribution. Società che scommettono soprattutto nella crescita dell’online nei prossimi anni, considerato che attualmente la vendita di polizze online rappresenta circa l’1% del totale.
“Il nostro punto di partenza è stato diverso – dice ancora Di Francesco – Quanti intermediari ci sono in Italia? Sono ben 200mila, è un numero enorme, è la rete commerciale più forte del mondo. E allora, aiutiamoli questi intermediari, queste 200mila persone, ad abbracciare la digitalizzazione, perché i loro clienti abbracceranno la digitalizzazione in un periodo un po’ più lungo”.
Ma c’è anche un altro motivo, in fondo, per cui Wide Group è una tech company con un’anima ‘human’ che ‘non fa licenziare broker’, ma semmai li supporta, ed è un motivo in un certo senso più ideologico, che di business.
“Ci sono dei tipi di messaggi, delle conversazioni, che non possono essere fatte da un computer, ma si svolgono tra persone in carne e ossa. Ci si parla, con un certo calore, guardandosi negli occhi. Nonostante il Covid, nonostante la nostra vita sia ormai sempre più digitale, ci sono esperienze che probabilmente non diventeranno mai completamente digital, o almeno non lo diventeranno per tanto tempo ancora, perché sono espressione della nostra umanità. Vita, morte, salute, i risparmi e i sacrifici di tutta una vita, sono temi sui quali siamo tutti molto sensibili. La tecnologia non deve toglierci queste sensibilità, deve aiutarci a gestirle, essere qualcosa che facilita l’uomo, che lo solleva da determinati pesi e lo abilita in altri contesti.
Quando noi proponiamo tecnologia ai nostri broker è per liberare tempo, per permettere di fare un lavoro ad alto valore aggiunto, di fare consulenza professionale, customer service e tutto quello che serve con maggiore creatività, sfruttando il tempo diversamente, dedicandolo a ciò che è davvero importante”.